Cammino e sono in mezzo ad una strada di Torino nel 1960

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Cammino e sono in mezzo ad una strada di Torino nel 1960

di Lucia DI Mauro

Napoli 09 agosto 2016

corgo questo articolo sulla pagina di CDS, valuto la sua lunghezza, controllo il nome dell’autore, visualizzo la data di composizione. E’ datato qualche anno addietro e non so se perderci tempo e fatica visiva al computer, inoltrandomi nella lettura. Si scrive di Fenestrelle. Bene, conosco già abbastanza il tema, posso abbandonarne la lettura.  Eppure come dei flash, i miei occhi raccolgono parole frammentate come : “ ci attanagliava l’angoscia,……un senso di oppressione e di dolore fisico…… quel sito maledetto”. Mi entra dentro un po’ di sofferenza e……sono a Caserta, è il 9 luglio 2011, fa molto caldo. Stiamo partendo per Fenestrelle. Accanto a me uomini e donne di cui conosco poco, forse qualche volto già scorto altrove, forse qualche nome non del tutto inedito, non altro. Non so dirvi molto del viaggio, perché non rammento strade e nomi ma solo un sentimento profondo, quasi viscerale, d’identificazione con ciò che mi circonda. Così cammino sui sentieri di Fenestrelle . Cammino e vedo sulla pietra il sangue dei nostri giovani eroi trucidati per un giuramento di fedeltà. Cammino e sento il freddo della neve che a poco a poco paralizza, mentre piango il sole della mia terra. Cammino e sono in mezzo ad una strada di Torino nel 1960, non so dove andare perché, qui, non si affitta ai meridionali. Cammino e parlando un inglese mischiato col mio dialetto, tento la fortuna in questa strada Newyorkese perchè “o briganti o emigranti”. Cammino e mi sento chiamare dal capoufficio nella Milano anni ’70, mi dice che gli dispiace, che mio padre è morto; io avrei voluto accompagnarlo negli ultimi istanti ma devo stare qui. Cammino ed ho 11 anni, non voglio piangere, cerco solo di disinfettare la ferita che lo spintone di un mio compagno mi ha procurato, facendomi precipitare a terra, perché dovevo stare lontano da lui, perché puzzavo come tutti i napoletani. Cammino ed i medici mi hanno detto che non mi rimane molto da vivere perchè sono nato e cresciuto nella terra dei fuochi. Cammino e, finalmente, insegno a tempo indeterminato in questa scuola nel padovano, tuttavia oggi è un giorno triste, un giorno dove l’orgoglio del mio diventare insegnante si è scontrato con le parole del mio preside che mi ha definito il peggio del sistema scolastico italiano essendo io, donna, meridionale, laureata a Napoli e per di più con uno sgradevolissimo accento. Cammino e mi chiamo Nicola Zitara, con rabbia e lucidità, cercherò, indagherò la verità e renderò al mio popolo giustizia. Si, io sono tutti loro e sono anche questi miei compagni di viaggio che fanno discorsi con la voce rotta dall’emozione ed hanno gli occhi lucidi per questo giorno di tormentosa memoria. Tutti con questo stesso sentimento che ci unisce. Forse è da qui che dobbiamo partire per fondere insieme tutte le realtà del nostro disunito e sgangherato “mondo meridionalista” che ha molti nomi, si chiama Comitati due Sicilie, si chiama Insorgenza, si chiama Neoborbonici, si chiama Mo, si chiama partito del sud, ecc., ma che ha un unico ideale, un medesimo sentimento di appartenenza Un bravo a Fiore Marro che, in questo suo bell’articolo, ha saputo prendere il lettore per mano e portarlo con sé in un viaggio nel passato, osservato, però, con gli occhi del presente. Grazie presidente.

 

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